Marzemino
e Merit Light
Ho cercato il Barba per un'ora,
mi sono fatto a piedi mezza città.
Fumando aria e merit light
guardandomi le scarpe, le mani
e un pezzetto lercio di passato.
Alla fine, coi piedi spaccati,
ho deciso di affogarmi,
no, non in un fiume palloso
ma in una flüte di prosecco
tanto per meglio morire.
Così, nel bar, ho parlato di me
all'ariaccia puzzolente
e limonando col passato
in attesa del Barba vigliacco
son passato al marzemino.
Perché ce l'avevo tanto a cuore?
Cercare il Barba, voglio dire...
beh, mi doveva dei soldi
tutto qui, la solita storia,
pochi sacchi quella volta
che stonati da due rumene
cacciamo una cifra vacca.
Io li ho, io no, te li do poi...
Non badai a spese. Che discuti
se quelle te lo prendono già?
"Versamene ancora, Toni,
me ne sono accorto, sai
che mi guardi di traverso.
Ce l'ho da pagare, che credi?
Non sono mica il Barba io."
Ardo un'altra merit light:
lo so perché si chiamano così,
perché ti incendiano i polmoni,
ci sparano la luce, dentro.
"Capisci, Toni, la luce..."
"E ora, cos'è che mi dai?"
Arpiono duecento sacchi
come fossero foglie secche.
Il Toni ha l'occhio lesso.
"Il Barba è andato", mi fa.
Sepolto marcio nell'Adige,
in quel fiume palloso
e non nel prosecco come me.
Vecchio Barba crudele
non si esce senza salutare
ma i debiti, è sacrosanto,
si saldano, certo, ma non così,
voglio dire, senza farsi vedere.
"Chiappa i sacchi, Toni", urlo
"il Barba stasera paga da bere".
220801