Retrospettiva di tua sorella

Bene, vecchio.
Adesso dimmi una cosa:
ti ricordi di quella volta
che mi ero fissato col jazz?
Mi sono cazzato una cifra
in dischi pieni di negri,
trombe, tromboni e trombettine.
"Roba da fighetti, psicopatici",
mi facevi tu
"come il tennis, hai presente?
Pim, pam, aripim e aripam...
ecché cazzo!"

Bene, vecchio.
Adesso ascoltami bene.
Era tutta una scusa.
Il jazz, sassofoni,
negrisudati, pianisterici
questi erano i mezzi,
il fine era tua sorella,
nota cronica jazzopatica,
tre mesi alla maggioretà,
novanta giorni soltanto,
pensavo fosse facile
tenere chiuso il rubinetto.

Senonché, vecchio,
fa' tesoro di ciò che dico.
Tutto quello strimpellare,
dixieland, armstrongate...
voglio dire, ad un certo punto
mi sono parsi eccessivi.
Capisci cosa voglio dire?
Un prezzo troppo alto era.
Dalla tromba al trombare,
si sa, ci passa uno sputo:
così, tua sorella, alla fine,
l'ho dovuta suonare io.


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