Ascesa e caduta di un "enfant terrible"



EMANUELE LANZEROTTI (1872-1955)
Cinquant’anni fa moriva uno dei fondatori del Sait e dei Consorzi elettrici trentini


Quando, alla fine del 1894, Emanuele Lanzerotti riceve la lettera del suo parroco, don Gentilini, che lo invita a tornare a Romeno per occuparsi del nascente magazzino sociale coperativo, gli si deve essere accesa una lampadina sulla testa. Davanti agli occhi chiusi, tra gli scaffali colorati s’è visto sfrecciare carrelli colmi masserizie, offerte speciali, raccolte punti: in una parola il benessere possibile dei suoi concittadini. Certo, la sua posizione è abbastanza imbarazzante. Soprattutto perché nella sua famiglia, papà Alfonso in testa, sono tutti, ma proprio tutti commercianti. Eppure lui va avanti lo stesso. L’idea lo intriga, gli si confà, perciò lo spinge a provare l’impresa. Cinque anni dopo fonderà il Sindacato Agricolo Industriale Trentino, meglio conosciuto come SAIT.

***

Lanzerotti nasce a Romeno nel 1872. Frequenta il ginnasio a poi continua gli studi in Austria, nel triangolo Graz-Innsbruck-Vienna. Durante gli anni universitari viene affascinato dalle idee del nascente socialismo. Tale simpatia gli verrà rinfacciata più tardi, quando diverrà un esponente dei cooperatori “confessionali”, ossia più legati al clero. Politica o no, nel 1899 arriva la laurea in filosofia e teologia. Non pago di ciò, il Lanzerotti insegue il suo sogno di diventare ingegnere. Durante gli anni universitari, infatti, frequenta i corsi di ingegneria industriale e di fisica-matematica.

Sono quelli gli anni dei grossi problemi sociali causati dall’avvento del capitalismo. In un simile contesto storico, il Lanzerotti si inserisce alla grande, divenendo per diversi lustri un punto di riferimento non solo per il movimento cooperativo che farà vivere al Trentino una sorta di “risorgimento economico”, ma pure nel contesto politico che porterà alla nascita del Partito Popolare.

Nel 1895, ancora studente universitario, Lanzerotti è, assieme a Don Guetti, uno dei fondatori della Federazione delle Cooperative. Due anni dopo, apre a Romeno la prima Cassa Rurale “cattolica” del Trentino. Nel 1898, investe il suo genio di ingegnere lungimirante in un nuovo campo: la cooperazione energetica. Folgorato (è proprio il caso di dirlo) dalla questione, egli si fa propugnatore dell’elettrificazione operata nell’unico modo possibile: tramite consorzi produttori che sfruttassero il cosiddetto “carbone bianco”, l’energia idroelettrica, di cui il Trentino abbondava. Le prime lampadine si accendono in Alta Anaunia nel primo anno del nuovo secolo.

L’idea che Lanzerotti ha della cooperazione è certamente di ispirazione cristiana, ma fatica a nascondere i germi di quel socialismo del “potere dal basso” che tanto lo aveva affascinato da studente. “Quando il denaro è in mano al socio cooperatore è denaro sul quale il sentimento e il dovere possono agire. Quando quello stesso denaro è nelle istituzioni di credito si allontana dall’uomo e diventa istrumento di potenza e di prepotenza”.

***

L’ingegner Lanzerotti è quel che si dice “un uomo tutto d’un pezzo”. È più incline allo scontro che alla mediazione. Intelligente, colto, ma ostinato come un vero figlio della propria terra, nel 1907 egli trova il tempo di diventare deputato e di esporsi, così, agli attacchi della stampa trentina che lo accusa di voler dar vita ad una “società delle imprese”. Forse perché quello stesso anno Lanzerotti fonda la Banca Industriale e l'Unione Trentina per le Imprese Idroelettriche (UTIE), una cooperativa che doveva svolgere nel campo elettrico la funzione che aveva assunto il SAIT nel settore commerciale. Una delle realizzazioni più importanti dell’UTIE sarà la Ferrovia Dermulo-Castelfondo-Mendola (progettata e realizzata personalmente dal Lanzerotti) inaugurata nel 1909.

Grandi opere, e grandi contrasti per Lanzerotti che nel 1913 litiga pure col clero. È quella la classica goccia che trabocca il vaso. Il Nostro abbandona letteralmente baracca e burattini e se ne va, sbattendo la porta. Nemo propheta in patria. Chissà quante volte Lanzerotti ripensa a questo modo di dire, nell’esilio di Malcesine, dove si ritira – sdegnato e offeso – a dirigere la Società Elettrica Gardesana, da lui fondata due anni prima.

***

La Prima Guerra mondiale bussa alle porte del Trentino e non trova Emanuele Lanzerotti, rifugiatosi a Milano, indi a Genova dove lavora presso la locale società elettrica. Tutti i suoi discorsi sull’italianità della provincia, sull’opportunità del Trentino ai trentini, sul circolo virtuoso Casse Rurali – Industrie – Cooperative vengono zittiti dai colpi di cannone.

Su Lanzerotti pende una condanna a morte per “alto tradimento e per aiuto al nemico”. I suoi beni vengono sequestrati dagli austriaci che, tra l’altro, danneggiano la sua casa e la preziosa biblioteca a Romeno.

E la fine delle ostilità segna per Lanzerotti l’inizio della parte più travagliata della sua esistenza. Innanzitutto col rifiuto da parte della società e della cooperazione trentina di riaccogliere uno dei suoi fondatori. Il Trentino rigetta l’ingegnere di Romeno come fosse oramai un corpo estraneo con cui nessuno vuole più avere a che fare.

Oltre alla leadership trentina, Lanzerotti perde in pochi anni la moglie, Gemma de Panizza di Taio, e due delle tre figlie. Da tante disgrazie egli non si riprenderà più. Chiude infatti lo studio di progettista che aveva aperto a Milano e va a stare dalla figlia Clodia, in provincia di Varese. Muore il 3 settembre 1955.



1895: A Romeno apre la Famiglia Cooperativa
“DIMMI QUEL CHE MANGI E TI DIRò CHI SEI”

Un ingegnere col pallino dell’elettrotecnica che si mette a trafficare con l’idea delle società cooperative? Il dubbio di una certa incompatibilità tra i due ruoli viene allo stesso Lanzerotti che nei suoi ricordi si domanda tra l’altro se non si chieda un po’ troppo ad un parente di commercianti mettere il bastone tra le ruote a quegli stessi commercianti. “Anche nei paesi trentini – scrive Lanzerotti – gli esercenti furono per qualche tempo, prima della guerra mondiale, l’ostacolo più forte al sorgere delle cooperative di consumo. Quelli dell’alta Anaunia insistettero subito presso i loro clienti contadini a non accettare la proposta di farsi soci delle cooperative, spaventandoli col pretesto che avrebbero fatta una cattiva speculazione, ed il loro danno”.

In quel vespaio, Lanzerotti si rimbocca le maniche e, prendendo le mosse anche dall’opera recente di don Lorenzo Guetti, cerca di far comprendere ai suoi concittadini che i criteri da seguire in questa nuova avventura dovevano essere molto più vasti ed importanti dell’immediato utile individuale.

Durante le vacanze di Pasqua del 1895, Lanzerotti riesce ad avviare la prima società cooperativa, dando ospitalità fisica in locali di sua proprietà e curando personalmente la contabilità e la corrispondenza. Non solo una cooperativa di consumo, ma anche di smercio dei prodotti dei soci, contemporaneamente consumatori e produttori. Conoscere e studiare i bisogni della popolazione onde poterli organizzare, questo era il sogno che il Lanzerotti mutuava dal vecchio proverbio: “Dimmi quel che mangi e ti dirò chi sei”.

("Trentino", sabato 3 settembre 2005)