San Michele contro i "ciarlatani"



Un Istituto Agrario che promuova il miglioramento delle condizioni dell’agricoltura? Beh, quando nel febbraio 1861 l’Impero decide di concedere alla regione tirolese la facoltà di proporre e approvare leggi in materia di agricoltura, sono in molti ad esultare. Già, perché il provvedimento capita – come si dice – a fagiolo. L’agricoltura tirolese è già molto cambiata e l’entrante economia di mercato rende sempre più necessario un continuo aggiornamento delle conoscenze agrarie. Sono in tanti, insomma, a sentire la necessità di un Centro strategico che faccia un po’ da punto di riferimento e di ricerca per l’intera regione.
Alla Dieta di Innsbruck si discute animatamente fino a quando un deputato di Salorno, Federico de Mörl, propone San Michele come “luogo più adatto e vantaggioso” alla bisogna. E non ha tutti i torti perché quel posto, in effetti, è situato in una posizione invidiabile, a metà Land, e poi permette la sperimentazione di un pacco di colture.
Tutti d’accordo. Se non fosse che, nel frattempo, il Tirolo ha altro a cui pensare e anziché perdere tempo a progettare l’Istituto agrario trova il tempo di perdere due provincette “da niente”: la Lombardia e il Veneto, annessi al Regno d’Italia rispettivamente nel 1860 e nel 1866.
Per costituire la Scuola agraria e vinicola di San Michele, la Dieta dispone di acquistare i beni dell’ex convento in S. Michele. De Mörl lo andava dicendo da un pezzo che quella era un’occasione, ma fino ad allora nessuno lo aveva voluto ascoltare. Settantatremila e 500 fiorini non sono una bazzeccola. Voglio dire, si esce da due guerre sfigate. Niente paura. I soldi li si preleva dal “Fondo di approvvigionamento”, un accantonamento che ha una storia curiosa. Era stato previsto nel 1818, dopo un grave allarme carestia; ogni quantità di grano venduta pagavi un tot alle casse imperiali. Solo che paga oggi, paga domani… la quantità accantonata è diventata enorme e la carestia non si è più fatta vedere. Con quei soldi, allora, ci si rifanno le strade, si pagano le spese militari e, cinquant’anni dopo, si mette su l’Istituto Agrario di San Michele, il 23 ottobre 1869.
L’avventura parte col piede sinistro, nel senso che trovare un direttore si rivela ben presto un’impresa più ardua del previsto. I primi tre concorsi banditi per un posto da direttore vanno deserti. Ci pensa ancora il buon de Mörl a togliere le castagne dal fuoco; sì, perché durante un suo soggiorno a Vienna, presso la stazione enologica di Klosterneuburg, ha conosciuto un tipetto niente male che non sfigurerebbe a San Michele: Edmondo Mach, uno scienziato che si dichiara subito disponibile a ricoprire quel ruolo. Alle sue condizioni. Innanzitutto, l’Istituto deve operare sia come scuola che come stazione sperimentale. E poi ci vuole questo personale, queste strutture, questi fondi. E questa lingua (il tedesco). Non si può dire che Mach non abbia le idee chiare. Dopo interminabili discussioni, il 12 gennaio 1874, nasce finalmente, con il voto favorevole della Dieta, l’Istituto Agrario provinciale di San Michele all’Adige.

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Aderendo alla perfezione alle primissime richieste di Mach, San Michele viene suddiviso da subito tra la scuola tecnica agraria inferiore, basata su un corso biennale e la stazione sperimentale che servisse “ di lume e di consiglio agli agricoltori, per opporsi al ciarlatanismo”. E poi per tentare di trovare una soluzione alle sconvolgenti malattie della vite di quegli anni: oidio, peronospora e fillossera.
Annessa alla stazione sperimentale c’è l’azienda agricola: una stalla, un caseificio, la cantina, ma soprattutto centoventi ettari di terreni che si estendono tra Faedo, Mezzolombardo, Lavis e Giovo.
Ma l’impegno e la professionalità dell’Istituto rotaliano stentano a rialzare il livello qualitativo delle scienze agrarie tirolesi. E’ per questo che la Dieta delibera l’apertura di una nuova stazione, questa volta nel nord, a Rothholz. Poi, si incentiva quella che i tedeschi chiamano Wanderunterricht, l’istruzione ambulante. Lo so, ci vuole un po’ di fantasia, oggi, per immaginare queste persone di buona volontà che calano nei paesi e, dopo la Messa, istruiscono i contadini indigeni alle ultime novità in campo zootecnico.

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Ma cos’è una scuola senza scolari? Dunque. Per poter frequentare i corsi bisogna aver compiuto il sedicesimo anno di età; occorre presentare un certificato del parroco che attesti il contegno religioso e morale, bisogna aver assolto le scuole popolari, sana e robusta costituzione fisica. Ah, dimenticavo: 150 fiorini all’anno per vitto e alloggio. L’anno scolastico comincia all’inizio di novembre. Quanti scendono in piazza contro la Moratti, a questo punto, dovrebbero leggere con più attenzione: sveglia alle 5, Santa Messa, alle 6 prima ora di lezione. Tra le materie impartite: religione (?), scienze naturali, zoologia, botanica, agronomia, selvicoltura nel primo corso e religione (!) chimica, vetrinaria, apicoltura, bachicoltura nel secondo anno.
Le lezioni sono bilingui. In pratica, il professore spiega una prima volta in italiano e una seconda in tedesco. L’alunno faccia un po’ come crede.
Ma la bacchetta magica della Grande Guerra tramuta, con un sol colpo, l’Istituto Agrario in una caserma-ospedale. L’attività scolastica si riduce a zero. Come se non bastasse, durante la ritirata del novembre 1918 l’Istituto viene saccheggiato dai soldati austro-ungarici con il sinistro contributo della popolazione del paese. La fame sa rendere assurde anche le sacrosante idee di scuola e di educazione.
Si riparte nel 1919 con il nuovo presidente, il cav. Giulio Catoni, nominato dal Governatore Militare del Trentino. Il settore primario, l’agricoltura, deve essere il primo a rialzarsi quando si vuol far rialzare tutta un’economia.
Dopo una specie di nazionalizzazione imposta dal fascismo, l’Istituto Agrario, pur attraversando periodi di profonda crisi, prosegue il suo cammino sul doppio binario di ricerca e di insegnamento. Direttore dopo direttore, presidente dopo presidente, si giunge, infine, alla fatidica legge n. 28 del 1990 che riordina le strutture operanti a San Michele e rifonda, di fatto, l’antico Istituto Agrario, quello che Edmondo Mach aveva pensato e voluto, più di cento anni prima.

("Trentino", sabato 20 novembre 2004)