Il fenomeno di Arte Sella
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Immaginate di percorrere una strada forestale e di imbattervi all'improvviso in un enorme blocco di legno, diciamo un cubo di Rubik extralarge. Poi, proseguite e sulla destra vi sembra di intravvedere un ottovolante che ondeggia tra gli alberi. Infine, sbucando in una radura, dovete stropicciarvi gli occhi perché quello che state vedendo vi fa vacillare: una chiesa di legno, una enorme cattedrale vegetale...
Immaginate che ciò che state immaginando, in realtà, esiste per davvero, ed è quella nuova geografia che risponde al nome di Arte Sella, esposizione biennale di arte contemporanea, No, niente quadri astratti o manichini sanguinolenti. Qui si fa arte nella natura, che in pratica è una disciplina con due regole fondamentali. Primo: le opere devono essere costruite con materiale prelevato in loco (legno, foglie, sassi, ecc.). Secondo: le opere devono restare, essere esposte, e attendere la loro consunzione sempre in loco.
Narra la leggenda che l'idea di fare Arte Sella, di portare quindi in un angolo del Trentino questa nuova concezione dell'arte, sia nata quando due dei fondatori, Carlotta Strobele ed Emanuele Montibeller, si recano per un seminario di studio in Uzbekistan, allora Unione Sovietica, nella mitica città di Samarcanda. E' davanti alla tomba del Re Tamerlano che i due si interrogano sulla magia che determinati luoghi irradiano, sulla luce propria di cui alcune città sono capaci di brillare.
E' così che, assieme ad altri amici, i due tirarono su la prima edizione di Arte Sella. E' il 1986. Siamo lontani dai canoni e dai criteri di oggi, ma dalle poche opere esposte nel giardino di casa Strobele in Val di Sella si può comunque intuire una direzione: non sono sculture, non sono pitture, ma in un certo senso sono già Arte Sella. Che però, dopo questa prima edizione, sembra destinata a rimanere una cosa tra amici, il prodotto di un cenacolo artistico, di un gruppo di persone intraprendenti, ma niente di più.
Invece fioccano le richieste. Altri amici, artisti da tutto l'Arge Alp, chiedono di poter fare quest'esperienza di arte nella natura. Arte Sella si svolge in un solo fine settimana, sempre a casa di Carlotta Strobele che mette a disposizione i suoi terreni di Sella. Si fa un concerto, un brindisi e poi tutti a nanna.
Ma nel 1988 succede un imprevisto: alla manifestazione si presentano qualcosa come duemilacinquecento persone. Il cenacolo entra in fibrillazione. Viene costretto dal corso degli eventi a mettersi in gioco, a passare dal gruppo di amici a qualcosa di più strutturato e organizzato. L'anno dopo, infatti, Arte Sella si costituisce in associazione e deve cominciare ad affrontare quello che si dice il prezzo del successo: problemi logistici, economici, morali, ecc.
Tuttavia il numero dei visitatori non deve ingannare. Arte Sella rimane in quegli anni ancora un fenomeno d'elite. A visitare le opere sono altri artisti, addetti ai lavori, persone particolarmente curiose. Il resto della gente fa fatica a capire questa cosa, anche perché alcune scelte dell'Associazione si rivelano troppo proiettate nel futuro per essere comprese. Così può capitare che un nido di vespe delimitato da quattro paletti e da un nastro rosso venga scambiato per opera d'arte, quando era solo una misura di sicurezza. Cose così.
Insomma. All'inizio, la popolazione di Borgo si rivela scettica. Si inizia ad usare l'espressione "fare Arte Sella" per descrivere un comportamento strano ed inusuale. Sul sentiero si sentono commenti e battute facili facili del tipo: "Son bon anca mì" oppure "Sono stupidate, ma sono talmente curiosa che." Ma nello stesso tempo la gente dimostra di apprezzare il valore del lavoro e l'uso dei materiali con cui sono fatte le "stranezze" esposte nel bosco.
Ed una di questa stranezze è destinata, nel 2001, a lanciare definitivamente Arte Sella verso la notorietà internazionale: il cantante Jovanotti si innamora della cattedrale vegetale e la sbatte sulla copertina di un suo disco. Da allora quel monumento essa diventa la delizia di Arte Sella. Ma anche la croce. Vediamo perchè assieme a Laura Tomaselli, Presidente di Arte Sella dal 1999. La incontriamo con l'edizione 2004 ormai alle porte.
Viene da chiedersi se le opere vengono messe a caso lungo il percorso Arte Natura.
Alcune volte vengono rimpiazzate opere oramai consunte dal tempo e dagli agenti atmosferici. Ma di solito quando un artista visiona il percorso instaura un rapporto diretto con il luogo, si stabilisce una sorta di contatto che lo porta ad individuare il punto più adatto per la sua opera. Si cerca di evitare una certa ripetitività nelle forme. Già nel materiale, questo è difficile perché è il legno il re di Arte Sella. Anche se, ad esempio, per un'installazione di quest'anno abbiamo dovuto acquistare qualche quintale di sabbia... Tutto sommato a me fa piacere che sul sentiero di Arte Sella ci siano opere anche molto diverse tra loro in modo tale che ciascuno di noi possa trovare delle risonanze e identificarsi.
Toglimi una curiosità: come sono questi "artisti dell'effimero". Come arrivano in Val di Sella?
Gli artisti li contattiamo noi. Un anno prima vengono a visionare il percorso. Come tutti gli artisti anche quelli di Arte Sella sono un po' particolari. Alcuni sono capricciosi. Altri arrivano con grandi idee a livello concettuale, ma irrealizzabili dal punto di vista strettamente pratico. Ci vengono chieste delle cose... Che dire? Sono votati all'effimero, ma sublimano il proprio egotismo nell'opera d'arte. Ebbene sì, sono capricciosi. Rispettano appieno l'oleografia dell'artista insopportabile: è tuttavia risaputo che spesso è il genio creativo stesso ad esigere comportamenti bizzosi.
Siete sempre voi a chiamare gli artisti o si propongono anche sconosciuti?
In questi ultimi anni capita che si faccia avanti qualcuno, tuttavia tendiamo sempre a scegliere noi. Siamo in quella branca dell'arte contemporanea definita "Arte nella Natura", uso di materiali naturali che deriva dalla "Land Art", un movimento estetico-ecologista sviluppatosi negli Stati Uniti alla fine degli anni '60. "Land Art" da noi modellata e adattata ad uso e consumo di Arte Sella.
Quali sono le differenze sostanziali tra Land Art e Arte Sella?
Land Art era nata per un discorso prettamente ecologista, aveva ritenuto necessario porre l'attenzione sulla natura come contesto in cui gli artisti collocassero le opere e spingessero la gente a pensare alla natura in un certo modo. Noi di Arte Sella ci eravamo inizialmente allontanati da questa idea perché ci pareva un po' un'illusione quella di poter rimediare alla catastrofi naturali operando con la natura; infatti se ad operare è l'uomo è un affermare e confermare indirettamente la supremazia dell'uomo sulla natura stessa. Poi, però, non si capisce se suggerito da noi, è arrivato un momento in cui la gente ha iniziato a concepire Arte Sella come un luogo di attenzione e cura nei confronti della natura. Ma questo è un discorso delicato. Tante sono, infatti, le sollecitazioni ecologistico-politiche attuali. E' fondamentale che la natura, con i suoi ritmi, i suoi tempi e la sua forza distruttrice, siano sempre tenuti in grandissima considerazione. Infatti. noi non abbiamo nessuna presunzione di conservare le opere. Tranne le eccezioni.
Ti riferisci alla famosa Cattedrale di Giuliano Mauri...
La cattedrale ha rovesciato un po' il concetto dell'arte effimera. Ci pieceva perché aveva dentro il concetto del tempo: è la natura che dà il tempo, non l'opera d'arte. E' la natura che distrugge l'opera, ma nello stesso tempo è la stessa natura che fa crescere gli alberi che la sostituiranno. Il pericolo è che questa opera fagociti tutto il resto e snaturi un po' la filosofia di Arte Sella che è innanzitutto rispetto ed esaltazione del luogo e di ciò che il luogo da solo è capace di promanare. D'altra parte la cattedrale va usata in una certa maniera. Perché non diventi solo il luogo del picnic o delle fotografie (peraltro vietate). Da qui, per sciogliere il bandolo di questo interessante paradosso, è venuta la sofferta, da più parti criticata, decisione di far pagare un biglietto, seppur minimo. Per misurare e quindi premiare l'effettivo interesse del visitatore. Perché chi vuole qualcosa sia costretto a pensare se effettivamente quella cosa la vuole o no.
Voglio dire: devi essere tu per primo a dare valore a quello che fai, perché, nel caso contrario, la svendita è cosa assai mortificante.
Mi sembra di capire che Arte Sella sia cresciuta troppo e presenti adesso il paradosso del gatto che si morde la coda.
Partiamo dal presupposto che Arte Sella non sono le opere. Arte Sella è la gente. Arte Sella è il luogo. Quando ti accorgi che quello che fai non lo stai facendo più solo per te, ma sei diventato una realtà viva nel contesto di questa valle, dopo dieci anni, rischi di diventare un elemento guastatore, che cambia la valle irrimediabilmente.
Avete ricevuto pressioni in tal senso?
Tutta una serie di entità economiche, politiche tenderebbero a spingersi più in là. A noi viene da chiedere a costoro: ok. Vi siete accorti che ci siamo, ma parliamone. Volete, e vogliamo, davvero che ci siano 5000 persone nella cattedrale e quindi 3000 macchine nella valle? Perché se la risposta è sì, se è Arte Sella a determinare tutto questo allora mi verrebbe da dire che abbiamo sbagliato tutto. Forse occorre fare un passo indietro, frenare e tornare silenti come agli albori. In effetti lo stiamo già facendo. In collaborazione con il Comune di Borgo, ad esempio stiamo cercando di regolare il traffico tramite navette.
Una curiosità: come vi ponete di fronte ad un certo altro tipo di arte contemporanea: bambini impiccati, asini impagliati, ecc.?
Posso solo dirti che non ci poniamo in nessun modo. Il mercato dell'arte come tutti i mercati è soggetto alla legge della domanda e dell'offerta. Punto.
("Trentino", martedì 8 giugno 2004)