La leggenda del Re di Genova
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Se Luigi Fantoma sapesse che oggi gli orsi li compriamo dalla Slovenia per ripopolare i boschi, si farebbe una delle sue grasse risate e, naturalmente, non ci crederebbe. Lui, il più grande cacciatore d’orsi che la storia del Trentino ricordi, trasalirebbe a sentir parlare di “protezione animali” e di comitati anti-caccia. Non solo perché della caccia all’orso egli aveva fatto una ragione di vita, ma probabilmente perché nelle vene anziché sangue gli scorreva povere da sparo.
Ancora oggi, tra la Valli di Genova, Giudicarie e Rendena Fantoma è ricordato con l’altisonante appellativo di Re di Genova. Pare che fosse nientemeno che la Casa Reale ad autorizzarlo a firmarsi con quel titolo. Una scritta incisa nel granito ricorda ch’egli uccise ben 22 orsi e 454 camosci. Qualcuno, però, parla di cinquanta plantigradi. Ma anche questo numero, come ogni cosa nella vita di quest’uomo, rimane avvolto in un alone di leggenda.
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Egli nasce a Strembo nel 1819. E’ l’unico maschio vicino a cinque sorelle. Sin dalla più tenera età dimostra di avere grande dimistichezza con carabine e polvere, tanto che il padre è costretto a nasconderle per bene.
Non per dire, ma a quattordici anni, Luigi si presenta al Consigliere Distrettuale per riscuotere la taglia sugli orsi, e ha un bel da fare a trascinare nel piccolo ufficio i corpi di tre plantigradi, un’intera famiglia impellicciata. Niente male per un ragazzino. Il Consigliere rimane talmente impressionato da regalargli la sua baionetta.
Prima che qualcuno inizi a provare pena per “i poveri animali”, diciamo una cosa. A quell’epoca, gli orsi non erano le bestie rincoglionite che sono oggi. In certe zone del Trentino, se ne incontravi uno di quelli giusti non facevi a tempo nemmeno a voltarti: altro che Yoghi e Bubu.
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Come altri 109 coetanei, Luigi viene chiamato ad assolvere la leva militare. O meglio, a recarsi a Tione perché tra 109 idonei bisogna estrarre i nomi di sette (sfigatissimi) che indosseranno la divisa, e quindi andranno in guerra assieme a Radetzky. Luigi estrae proprio il numero 1: quando si dice che uno è destinato a tenere un fucile in mano…
Così, il Re di Genova, in attesa di poter cacciare gli orsi, deve accontentarsi di cacciare i piemontesi. Al Castello Sforzesco di Milano, è proprio davanti a lui – impegnato a lavare pignatte – che Radetsky dà ai suoi l’ordine di abbandonare la città.
Come Kaiserjäger tirolese, Fantoma prende parte ad una serie di battaglie, tra cui quelle arcinote di Magenta e di Novara. Ciononostante, il Nostro detesta la guerra, al punto che i suoi commilitoni lo prendono in giro e una volta arrivano persino a picchiarlo per la sua ritrosia al combattimento. Per intenderci, ai giorni nostri, probabilmente Luigi sarebbe un obiettore di coscienza.
Contrario alla violenza, sì, ma proprio fesso no, se la notte del 21 dicembre 1846, assalito da uno sconosciuto mentre riposava in tenda, scansò miracolosamente due colpi di pistola e pianta la baionetta in petto all’aggressore, uccidendolo. L’episodio, pur trattandosi di chiara legittima difesa, turberà Fantoma per il resto dei suoi giorni; non si darà più pace per essere “venuto in chogizione del male che io aveva chomeso”, come scriverà nel suoi diario.
Senonché, dopo 8 anni 8 mesi e 8 giorni da militare, Fantoma torna a Strembo e si rende conto di essere rimasto solo, senza casa, senza lavoro e senza amici. E’ in quel momento di scoramento ch’egli prende l’importante decisione: andare a vivere in Val di Genova, in una località chiamata “Ragada” o “Todesca”. Si costruì la casa da solo, alzando due pareti di tronchi affiancate e riempendo l’intercapedine con segatura. Con lui, la compaesana Giovanna Broli, detta “la bionda”, che sposa nel 1853 e che diventerà sua compagna di vita e di lavoro, lassù, sugli sperduti pendii della Val di Genova. Come unici vicini di casa, i due hanno il Sarca che ruggisce nel burrone, le cime del Brenta e della Tosa e centinaia di orsi affamati.
Il paese è piccolo, la gente mormora… Ma quello che scandalizza i paesani della Giovanna Broli, non è tanto la pratica di finire a pugnalate gli animali soltanto feriti dal marito, quanto il fatto che porta i pantaloni ed è arrivata ad avere un vero e proprio culto per Re di Genova, suo consorte. Come se un Re sposasse una serva, anziché una regina.
La Valle, in inverno, è completamente isolata, ricoperta da molti metri di neve. D’estate è meta di nobili austriaci che lì organizzano escursioni e battute di caccia sull’Adamello. Inutile dire che una delle guide preferite è proprio il Fantoma che così avrà modo di conoscere gente come il navigatore Julius Payer, Albrecht Wachtler, addirittura la regina Vittoria di Germania che lo vuole conoscere personalmente.
Nel 1881, Fantoma conosce Vespasiano Bignami, poeta, pittore, illustratore e caricaturista milanese in vacanza a Strembo. Tra i due nasce una forte amicizia, fatta di stima reciproca, che si protrarrà fino alla morte del Re di Genova. Bignami lo invita a Milano, nel suo atelier. Gli dipinge un ritratto e ne scrive su un giornale meneghino. Fantoma, guardando il dipinto strabuzzerà gli occhi: “Io sono così? Perbacco! Pare un personaggio di grande aspettazione!” Anni dopo, tra le carte del Bignami, saranno rinvenuti i due manoscritti autobiografici di Fantoma che ci permettono di ricostruirne l’esistenza.
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La bionda Giovanna è una moglie perfetta per Luigi. (Come si dice: Dio li fa e poi…) Perfetta in tutto tranne in una cosa. Non riesce a dargli dei figli. Narra la leggenda che un giorno, catturati due orsetti, Fantoma se li porta a casa e ordina alla moglie di accudirli come si trattasse di due bambini. Ma un dì nefasto, i due cuccioli muoiono per una disgrazia. Luigi non ci vede più dalla rabbia e inizia a pestare la Giovanna, le cui urla si odono a centinaia di metri di distanza. Qualcuno, infatti, allarmato da tanto strepito bussa alla porta della Regada. Pare che la Giovanna si affacci e, col volto tumefatto, rimproveri gli importuni visitatori: “Di che vi impicciate? Se mio marito mi picchia è segno che ha una buona ragione per farlo”. Contenta lei…
Pochi mesi prima di morire, Fantoma viene ritratto sulla porta di casa assieme alla moglie, dal famoso fotografo Unterveger. Il Re di Genova vi è ritratto con l’inseparabile fucile e con il cannocchiale da lui stesso costruito. Durante il tempo di posa continua a dare di gomito alla Giovanna, tentando di spingerla in secondo piano.
Luigi Fantoma muore il 30 settembre del 1896, a settantotto anni, ancora nel pieno delle forze. Basti dire soltanto che due anni prima (a 76 anni!) è salito nientemeno che in cima all’Adamello. Ma è stato un sogno ad annunciargli la morte. Un sogno in cui si vede in una cassa da morto, circondato da tutte le prede che ha cacciato in vita sua, mentre, in corteo, cantano inni a Nostro Signore per ringraziarlo di averli liberati da quel grande terribile cacciatore. Lo stranissimo corteo si snoda attraverso l’Italia, verso Roma, dove in Campidoglio è prevista la sepoltura.
La bionda Giovanna, invece, verrà sepolta a Strembo, sotto ad una lapide che così recita: “Fantoma Giovanna di Strembo, vedova del fu Re di Genova”.
("Trentino", domenica 3 ottobre 2004)