L'hai voluta la bicicletta?
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Si potrebbe dire, parafrasando il simpatico adagio, che San Patrignano ha voluto la bicicletta e adesso non solo pedala, ma lo fa davvero alla grande. Una delle due grandi attività produttive che rendono unica l’esperienza della comunità di S. Vito di Pergine, infatti – l’altra riguarda l’addestramento dei cani per portatori di handicap –, è quella legata alla produzione di speciali telai per biciclette. Ma non si tratta di una semplice bottega artigiana. Nei laboratori di San Patrignano si produce componentistica di altissima gamma, i ragazzi che vi lavorano utilizzano materiali e tecniche all’avanguardia che col passare degli anni hanno fatto del centro trentino uno dei punti di riferimento nel mondo ciclistico, italiano e non, per questo tipo di produzioni.
Il coronamento di questo cammino verso la produzione di qualità è stato il progetto “Bici Doc - Progetti su due ruote”, presentato con grande successo all’ultima edizione della esposizione internazionale del ciclo – tenutasi quest’autunno alla Fiera di Milano – proprio presso lo stand di San Patrignano. Promosso con la collaborazione della Provincia autonoma di Trento, assessorato all’artigianato e alla cooperazione, il progetto prevede anche corsi di formazione, convegni, azioni mirate sul territorio e la creazione di un cd multimediale. San Patrignano si è avvalsa, inoltre, della collaborazione dell’Università di Trento, della Federazione italiana ciclismo e di Antonio Dal Monte, un vero e proprio guru nel campo della bicicletta di qualità, ricordato soprattutto per essere stato l’inventore delle ruote lenticolari.
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A S. Vito di Pergine ci si arriva dopo aver affrontato una tortuosa strada nel bosco, una striscia d’asfalto che si fa largo tra cumuli di neve. Sullo sfondo, man mano che si sale, il Lago di Caldonazzo si presenta in tutta la sua bellezza invernale.
Ad accoglierci a destinazione troviamo il responsabile di S. Patrignano, Federico Samaden, e il coordinatore del progetto “Bici Doc” Alessandro Gallo, con i quali entriamo nell’enorme struttura del Centro costruita negli anni Cinquanta-Sessanta dagli operai della Michelin. “Questa era una ex-colonia della Michelin” ci racconta Samaden
“che, su iniziativa di Vincenzo Muccioli, la Comunità di S. Patrignano ha acquistato nel febbraio del 1990”. Le prime attività svolte dai ragazzi ospiti sono state la falegnameria e la coltivazione dei frutti di bosco.
Ma come si è arrivati all’idea di una fabbrica di biciclette? Qual è stata la scintilla che ha dato il via a questa sorta di fuoco creativo? “Seguivo il Tour de France per conto della Columbus, una grossa ditta di telai per bici” ricorda Samaden “questo mi aveva dato la possibilità di conoscere tutta una serie di addetti ai lavori, tra cui Andrea Pesenti, colui che ci ha insegnato i segreti della telaistica.” All’inizio nel laboratorio di S. Patrignano ci lavorano tre ragazzi, che nel giro di pochi mesi diventano cinque. A quel tempo i telai sono saldobrasati. L’azienda è una modesta azienda artigiana, ma nulla di più. Poi, però, l’idea che viene ai responsabili è quella di investire tutto sulla formazione. È una sfida rischiosa. Le difficoltà tecniche, ma soprattutto quelle umane, sono enormi ed imprevedibili. Ciononostante si decide di andare avanti lo stesso e di accantonare un po’ la commercializzazione vera e propria. S. Patrignano ha voglia di imparare a fare le biciclette e farle bene, un prodotto di alto artigianato che sposi la tecnologia e soddisfi una domanda di nicchia. La Fiera internazionale del ciclo di Milano diventa così una importante vetrina fin dal 1996 e i committenti non si fanno attendere: Cinelli, la squadra Carrera, le bici Fondriest.
Tutto va per il meglio fino a che, nei primi anni duemila, “arrivano il carbonio e la Cina. Ambedue hanno rivoluzionato ogni strategia – continua Samaden – di produzione e di vendita. A noi, di fronte alla concorrenza dell’Oriente non è rimasto che puntare tutto sulla qualità”. È per questo che nel 2004, nel pieno della difficoltà del mercato, S. Patrignano rilancia un progetto territoriale col quale si valorizzasse appunto la qualità della bicicletta. L’idea è quella di aiutare i trentini a riscoprire – in un certo senso – l’anima delle proprie biciclette che, pur diverse esteticamente, hanno la stessa solida tradizione artigianale trentina. Da qui la nascita del progetto “Bici Doc – progetti su due ruote”, in collaborazione con Provincia e Università, per dimostrare che puntando sull’alta qualità e sulla creatività, in una connotazione fortemente territoriale, non si subisce il pericolo della globalizzazione. Il progetto comprende una scuola di alto artigianato, un libro, un cd multimediale, un convegno, una ricerca di mercato e la promozione dell’idea tra i giovani.
Quest’anno è in programma la seconda edizione della scuola, le lezioni partiranno il 25 marzo, che si articolerà in maniera uniforme tra lezioni teoriche e stage pratici. I docenti sono naturalmente qualificati, provenienti dall’ambiente del ciclismo e dell’ingegneria. A garantire il tutto un comitato tecnico di tutto rispetto che annovera tra gli altri il già citato Antonio Dal Monte, Alfredo Martini, Vittorio Adorni, Maurizio Fondriest e Antonella Bellutti.
Come ha avuto modo di sottolineare l’Assessore all’Artigianato e alla Cooperazione, Franco Panizza, in occasione della presentazione di Milano, “Bici Doc” è un progetto importante che intende coniugare l’artigianato di qualità e la socialità di una struttura come San Patrignano; sposare l’arte di fare biciclette di qualità a diversi aspetti della terra trentina e della trentinità: ad esempio, la vocazione di un territorio che, non dimentichiamolo, ha dato al ciclismo fior di campioni, basti per tutti il nome del mitico Francesco Moser.
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La scuola dell’alto artigianato e della tecnologia della bicicletta nasce da un’iniziativa di San Patrignano con la collaborazione di ANCMA e Università degli Studi di Trento. L’obiettivo è quelo di salvaguardare e dare continuità alla tradizione artigiana di produzione della bicicletta aggiornandola con le piùmoderne e innovative tecnologie di costruzione e dei materiali presenti sul mercato. Le lezioni si svilupperanno su sette moduli, per sette sabati, a partire dal 25 marzo. Le iscrizion possono essere effettuate sia presso la segreteria di Bicidoc o direttamente sul sito www.bicidoc.com entro e non oltre il 20 marzo. È prevista una partecipazione massima di 25 persone. Il costo è di Euro 400 (materiale d’uso didattico e pratico e pranzi inclusi). Info: tel. 0461.533535.
"Poster Trentino - Bimestrale della Provincia Autonoma di Trento"
febbraio/marzo 2006