Desiderio Chilovi, bibliotecario per “missione”



Cento anni fa moriva il trentino che cambiò il concetto di libro

C’è chi i libri li scrive, ci sono quelli che i libri li leggono. Desiderio Chilovi fa parte di una terza schiera di bibliofili: quelli che i libri contribuiscono a diffonderli. No, non stiamo parlando della pubblicità. E nemmeno di una di quelle librerie moderne che c’hanno pure il bar. Chilovi fu maestro nella scienza biblioteconomica; in parole povere, l’arte di catalogare i libri in modo da non farti uscire pazzo quando ne cerchi uno. Con un criterio di ricerca comune a tutto lo scibile letterario umano: dai sospiri di Melissa P. ai più interessanti usi e costumi degli indigeni del Borneo, in lingua originale.
Desiderio Chilovi nasce a Taio, Val di Non, il 23 maggio del 1835 da Andrea ed Anna Stefanelli. Frequenta il ginnasio a Bolzano e poi a Trento, ma motivi di salute ben presto lo costringono ad abbandonare gli studi. Come tutte le grandi passioni, anche quella di Chilovi per la bibliografia nasce per caso, leggendo un ameno volumetto tedesco sull’organizzazione del commercio librario che lo spinge, non ancora ventenne, a trasferirsi a Vienna e quindi a Firenze, ove correrà tutte le tappe della sua brillante carriera.
La prime due biblioteche in cui il trentino lavora hanno dei nomi terribili: Magliabechiana e Marucelliana. Ma a spaventare Chilovi delle biblioteche del tempo non sono i nomi, quanto la loro somiglianza con un magazzino merci. Lontana è infatti l’idea di una biblioteca che sappia proporsi come la casa della cultura che cresce, che si espande, che in modo non autarchico riesca a mettersi in relazione e in contatto con altre agenzie culturali nazionali ed europee. Il progetto di Chilovi è ambizioso. La cultura fino a quel secolo è stata intesa in maniera fortemente elitaria e la causa non si può identificare solo con l’arretratezza culturale dei ceti meno abbienti, ma anche con i problemi legati alla distribuzione dei libri e, quindi, del sapere. Come dire: se apparecchi la tavola al secondo piano e non mi ci costruisci una scala per raggiungerlo io crepo di fame.
Nel 1880, Chilovi è a Roma, consulente di lusso in un’altra biblioteca che non fa dei nomi un esempio di brevità: “Vittorio Emanuele secondo”. Ma la svolta professionale per questo noneso appassionato di libri avviene cinque anni dopo, allorché viene nominato prefetto della Biblioteca nazionale di Firenze, elevata proprio quell’anno alla funzione di Biblioteca nazionale centrale. Qui egli eserciterà la sua professione – “missione” preferiva chiamarla lui – fino alla morte avvenuta nel 1905.
Al lettore superficiale, Desiderio Chilovi può sembrare una figura abbastanza modesta, oltre che sconosciuta, nella storia d’Italia, eppure si può dire che ebbe meriti insospettabili. Le sue felici intuizioni contribuirono notevolmente a diffondere l’uso del libro. Egli prefigurò sistemi di classificazione dei volumi in deposito secondo criteri comprensibili a tutti, e quindi facilmente inseribili in "rete" per ampliare le possibilità della biblioteconomia e della ricerca bibliografica. Una sorta di antesignano dei moderni motori di ricerca web che fosse di sussidio ai dotti e agli scienziati, ma anche a disposizione dei giovani e degli studenti; quello che anni luce dopo avrebbe concretizzato l’avvento di Santo Google & Co.
Nei vent’anni trascorsi da prefetto a Firenze, Chilovi si preoccupò di curare i rapporti tra biblioteche e università in un momento storico delicato, con l’unità d’Italia da poco realizzata, in un Paese che aveva bisogno di unire le proprie estremità culturali. La circolazione delle idee andava supportata e questo Chilovi lo capì molto bene. Come lo capirono i suoi colleghi trentini – Gar, Canestrini, Segarizzi – e assieme ai quali costituì una sorta di ponte culturale tra Germania e Italia, un vero e proprio embrione del nascente sapere comune europeo.


CELEBRAZIONI PER IL CENTENARIO

Le celebrazioni per il centenario dalla morte di Desiderio Chilovi troveranno il loro apice nel novembre prossimo, quando il Servizio beni librari e archivistici della Provincia autonoma di Trento presenterà un’antologia di scritti editi ed inediti dell’illustre trentino, e organizzerà un grande convegno a cui prenderanno parte studiosi come Gianna del Bono (biografa di Chilovi) e Luigi Blanco. Ad affiancare ciò, una interessante mostra documentaria allestita in collaborazione con la Biblioteca Nazionale di Firenze, ove Chilovi lavorò per vent’anni. Tutte queste manifestazioni si inseriscono nel più ampio progetto dal titolo "Bibliotecari trentini fra Italia e Europa (secoli XVIII-XX)" che se da una parte intende contribuire alla ricostruzione del profilo intellettuale di Desiderio Chilovi con particolare attenzione alla sua professione, dall’altra vuole guardare anche al contesto storico-culturale nel quale la sua azione si sviluppò, per quel che concerne la tematica delle biblioteche e la loro funzione nella società del tempo. Particolarmente interessante, proprio per la funzione svolta da Desiderio Chilovi, appare il processo di formazione delle grandi biblioteche nazionali europee e il loro ruolo nella definizione delle identità nazionali. La personalità del Chilovi e il suo studio offrono inoltre l'occasione per ampliare l'orizzonte ad altri "trentini" che nei secoli XVIII-XX acquistarono meritata fama come bibliotecari e fra i quali basti citare Tomaso Gar e Arnaldo Segarizzi. Collaborano al progetto l'Associazione italiana biblioteche (sezione Trentino-Alto Adige) e l'Università degli studi di Trento.

("Trentino", martedì 7 giugno 2005)