Il Mulino degli Spaventapasseri





Dal 16 luglio, “Il mulino del Venanzio Angeli”, come ancora oggi lo chiamano gli abitanti di Marter, oltre ad avere dignità museale per quanto concerne il mais e la sua lavorazione nella storia, è ufficialmente “La Casa degli Spaventapasseri”, sede cioè della mostra permanente dei celebri spaventapasseri raccolti dal compianto Flavio Faganello – venuto a mancare lo scorso ottobre – nel corso della sua pluriennale attività di ricerca etnografica.
Secondo quanto emerso dalle parole delle autorità presenti all’inaugurazione, per l’auspicato rilancio della Valsugana non si sono resi necessari Festival dell’Economia o ricerche sociologiche, ma è bastato riscoprire e valorizzare quanto già c’è, e cioè la memoria storica e culturale della valle. Il Mulino Angeli, infatti, documentato nel 1909 in un atto di successione, è una vera e propria istituzione popolare che ha visto passare al suo interno tonnellate di mais e frumento, ovvero il necessario per la sopravvivenza delle popolazioni limitrofe, in anni in cui bastava veramente poco per morire di fame.
Rimasto funzionante fino al 1959, anno della morte dell’ultimo mugnaio Guglielmo Iobstraibizer, il mulino viene in seguito abbandonato fino a che non diviene proprietà del Comune di Roncegno Terme e viene ristrutturato in maniera che possa funzionare, seppur a scopo dimostrativo. Sono infatti visibili sia il mulino a cilindri, sia il sistema di elevatori che in passato permetteva la lavorazione del grano su tre piani. Erano così attivi due sistemi molitori, quello tradizionale a palmenti veniva usato per la macinazione del frumento, il mulino a cilindri per il mais. Le cariossidi, tramite elevatori, venivano portate dal pianterreno ai piani superiori per la pulitura e poi fatte ridiscendere per la macinazione. La farina, infine, saliva al secondo piano, dove vi sono i buratti per la setacciatura.
Ma all’interno del Mulino Angeli, oltre ad una sorta di laboratorio didattico permanente sulla lavorazione del frumento e del mais, vi è conservata pure un’ampia documentazione fotografica e archivistica inerente agli imponenti lavori per lo scavo del Brenta, degli anni 1933-1935, quando il letto del corso d’acqua venne abbassato e fortificato onde impedire le numerose e frequenti esondazioni.
Lo dicevamo prima: il Mulino Angeli è pure “La Casa degli Spaventapasseri” di Flavio Faganello. Sono presenti moltissime fotografie e circa sessanta esemplari, esposti assieme a pannelli esplicativi nei locali dove un tempo risiedeva la famiglia del mugnaio e trovava posto, tra l’altri, un piccolo allevamento di bachi da seta.
È dalla fine degli anni Ottanta che il fotoreporter trentino, seguendo un’intuizione che ben presto si trasformerà in consapevole ricerca, inizia dapprima a fotografare e, quindi, con la compiacenza dei contadini proprietari, a collezionare gli spaventapasseri stessi. A Faganello non interessavano tanto l’oggetto spaventapasseri, quanto chi gli stava dietro, chi li costruiva, chi li venerava quasi come fossero talismani contro la cattiva sorte che depredava i raccolti, che distruggeva il frutto di quei piccoli appezzamenti di terreno che per tanti contadini erano l’unica fonte di sostentamento. Ce lo ha ricordato la vedova del grande fotografo trentino, anch’ella presente all’inaugurazione del Mulino Angeli. “La sua passione per gli spaventapasseri – ci ha confidato – è rimasta per molti anni un suo personalissimo segreto. Finché una sera mi ha presa per mano e mi ha portata in una cantina, dove custodiva gelosamente i suoi cimeli”.

Tra i sessanta spaventapasseri esposti, uno ha una storia tutta particolare. Si tratta di Girolamo, pupazzo letteralmente scolpito nel legno da un contadino di Madrano. Quando Flavio Faganello entrò in casa sua, li trovò ambedue – uomo e spaventapasseri – seduti a tavola per la cena. “Come fago a dartelo? – si sentì rispondere il fotografo che tentava di accaparrarsi il pupazzo – El me fa tanta de quela compagnia”.

("Trentino", martedì 18 luglio 2006)