I misteri della Torre dei Sicconi
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Sicconi
Recuperare i segni del passato può contribuire a migliorare il presente e a farci capire qualcosa di più riguardo al nostro futuro. Un dogma ben chiaro al Comune di Caldonazzo e alla Soprintendenza ai Beni archeologici della Provincia che ha portato in questi ultimi anni alla riscoperta e alla rivalutazione della zona limitrofa alla celebre "Torre dei Sicconi" sul Monte Rive a Caldonazzo. Il Parco archeologico è stato realizzato dal Comune, e dal GAL Valsugana con i progetti L.E.A.D.E.R. Plus di riqualificazione e valorizzazione territoriale attivati dalla Comunità Economica Europea. I resti del castello e della torre e sono stati collocati al centro di un parco naturale progettato e realizzato con piante che nell'antichità hanno fornito alimento alla popolazione. Dal miglio alle albicocche, all’uva pavana, ai castani, a diverse tipologie di fichi, le erbe aromatiche e le piante officinali. In un’apposita bacheca posta nella “Casetta”, punto di informazione e ristoro del sito, saranno in bella vista alcuni reperti archeologici. L'inaugurazione avverrà domani, 21 giugno alle 10.30, ma avrebbe dovuto avvenire già un paio di anni fa. Tutti gli importanti rinvenimenti effettuati in loco hanno convinto le autorità e gli studiosi a temporeggiare. Nessuno poteva immaginare di trovarsi di fronte a risultati tanto rilevanti dal punto di vista archeologico. Lo studio dei reperti ha permesso un'interpretazione molto attendibile dei flussi antropologici. È venuto fuori, infatti, che il sito era già abitato qualcosa come milleseicento anni prima di Cristo e poi in un periodo corrispondente alla caduta dell'impero romano, con in mezzo un buco temporale di circa cinquecento anni. Da quando cioè i romani arrivano da queste parti e convincono i nostri progenitori che abitare in valle forse può essere un pelo più confortevole che starsene tra gli arbusti come le scimmie. Hanno ragione. Tutto va bene fino a quando l'impero romano non finisce a gambe all'aria e le orde barbariche respingono la "coraggiosa" popolazione tra i boschi.
Insomma, un posticino questo sul Monte Rive che fa venire l'acquolina in bocca. Un bijoux. Utile punto di osservazione perché dal dosso di Monte Rive, dove sorge, lo sguardo spazia liberamente a nord est fino al castello di Pergine e all’imbocco della Valsugana da Pinè e Trento. A sud est si vede il castello di Selva di Levico e poi Roncegno ed il castello di Borgo, fino alla piana che dal Veneto, passando per Strigno porta a Castelnuovo. Posizione invidiabile, ottimamente servita, vista lago: meno male che le agenzie immobiliare non le hanno ancora inventate. Anche perché per poter tirar su quattro mura bisogna chiedere il permesso al vescovo, che oltre a prendersi cura delle anime gestisce l'ufficio tecnico della giurisdizione. Corre l'anno del Signore 1201 quando Geremia de' Sicconi di Caldonazzo, dopo una serie di patteggiamenti, ottiene il permesso di costruire lassù. Mattone su mattone viene su una grande casa, anzi una casona, anzi un complesso fortificato denominato "Castronovo" che, per oltre due secoli, costituisce un importante caposaldo difensivo. La giurisdizione di Caldonazzo comprendeva allora gli odierni abitati di Calceranica, Centa, Lavarone, Luserna, Casotto, Pedemonte e Palù. Quale feudo, Caldonazzo apparteneva politicamente al Principato vescovile di Trento, mentre dal punto di vista ecclesiastico era inserito nella diocesi di Feltre.
Insomma, davvero dei bei tipacci questi Sicconi. Che fanno cose turche. Una famiglia di autentici guerrieri che scende in Val d'Astico a depredare i poveri vicentini, forse paventando la presenza laggiù di armi di distruzione di massa. (Un po' come secoli più tardi avrebbe fatto quell'altra famiglia, quella americana...)
Gente buona, questi vicentini. Degustando i propri gatti in silenzio e per un po' sopportano le angherie. Fino a quando, nel 1385, decidono che la misura è colma. Al grido di "buoni sì, ma fessi no" restituiscono il favore ai Sicconi puntando Caldonazzo e il suo castello. Una guerra altamente tecnologica, basata su una nuova invenzione bellica: la bombarda. Un macello. L'11 settembre della Valsugana. Di Castronovo rimane in piedi solo la Torre dei Sicconi. Una specie di simbolo per il paese di Caldonazzo, un feticcio in muratura che verrà messo perfino nello stemma comunale. In alcune fotografie di inizio Novecento si vede la torre svettare in cime al Monte. Ahinoi, il 5 giugno 1915 i genieri austriaci la fanno saltare perché costituisce un punto trigonometrico ben visibile a distanza, che può offrire uno strategico punto di riferimento a beneficio del nemico italiano. Settecento anni di Storia svaniscono così in una nube di polvere. Solo perché quella brutta torraccia dispettosa fa ombra alla guarnigione.
J. Grossrubatscher 1837, Museo Ferdinandeum di Innsbruck