Pino Loperfido

Praecipue memoria gaudere

Mozart a spasso in Trentino

di Mattia Eccheli

TRENTO - Irriverente. E capriccioso. Ma non perché è già una stella. Semplicemente perché è un bambino, un prodigio della musica costretto a crescere troppo in fretta. Ed esibito, per sua stessa ammissione, «come un animale da zoo». Si presenta così (non solo così) il Wolfgang Amadeus Mozart ritratto per Radio Rai del Trentino Alto Adige dal trentanovenne autore Pino Loperfido, ormai trentino di adozione. Fra il 1769 ed il 1773, il compositore salisburghese viaggia molto anche attraverso l'Italia e fa ripetutamente tappa a Bolzano, Trento, Rovereto ed Ala mentre si dirige a Milano dove è governatore Carlo Firmian di Mezzocorona. Mercoledì 2 aprile sulle frequenze regionali di RadioDue inizierà un dramma in tredici puntate: «Il Trentino di Mozart» . In realtà, il titolo originale - «Amadeus è stato qui - cronaca, chiacchiere e pettegolezzi degli incontri di Mozart con la gente trentina, raccontati da lui medesimo» - vale quasi un'intervista perché chiarisce praticamente tutto quello che succederà a partire dalle 15.45. Eppure…
«Beh, c'è la colonna sonora, curata assieme a Daniele Torresan, che è davvero sorprendente».
Perché?
«Perché è come questo Mozart: insolita. Le musiche sono tutte sue, ma non c'è un'aria interpretata in modo classico. Si passa dal rock al blues e si arriva perfino all'heavy metal».
Niente altro?
«Ci sarebbero anche imperdibili brani di Nyman e Malmsteen».
Non vi siete fatti mancare niente... Chi darà la voce al giovane Mozart?
«Andrea Castelli: non ci siamo fatti mancare niente, appunto. Devo dire che ho ascoltato le registrazioni e Castelli è riuscito a conferire a Mozart un'espressività che neppure io ero riuscito ad immaginare. È stato veramente bravissimo».
E cosa c'è di Pino Loperfido in questo Mozart?
«Tutto il resto, a partire dall'idea e dalla stesura del testo. Ci sono gli studi e la documentazione. Nel senso che con il monologo "Il cuoco di Mozart" sul suo librettista, Lorenzo Da Ponte, avevo già imparato a conoscere questo genio. E poi c'è la fantasia perché ho voluto raccontare un Mozart del quale nessuno si è mai occupato».
Vale a dire?
«Un Mozart giovane, senza peli sulla lingua, irriverente ma anche prigioniero di questa sua fama».
Che tipo era?
«Era capriccioso, ad esempio. Ma è comprensibile perché all'epoca dei suoi viaggi in regione aveva fra i tredici ed i sedici anni».
Da uno che scrive il «Don Giovanni» ci si aspettano storie piccanti: che rapporti aveva con le donne?
«Era giovane. Di questi aspetti ho preferito non occuparmi, malgrado qualche sfumatura. Tuttavia, almeno in quel periodo, si parla di una "amicizia" con un castrato lombardo, Venanzio Rauzzini».
Mozart si è poi sposato…
«Con Costanza, sì. Ed è proprio da un dialogo con la moglie che nasce questo radiodramma. Tutto comincia dalla strofa del Don Giovanni che parla del Marzemino».
Quanto c'è di vero in questa sua opera?
«Il testo ha rigidi fondamenti storici. Io ci ho messo del mio nel tratteggiare il carattere di questo giovane Mozart e della scomoda vita che conduceva in quanto bambino prodigio».
Scomoda?
«Mica c'erano treni e aerei una volta. E poi, siamo sinceri: lui ed il padre Leopold viaggiavano alla ricerca di commissioni. Esisteva un certo disagio nel continuare a bussare alle porte di nobili che di arte non capivano molto».
Mozart fa capire anche questo?
«Beh, sì. Le lettere del padre sono abbastanza esplicite in proposito. Anche circa il gradimento che entrambi avevano rispetto ai diversi luoghi. Bolzano più ancora di Trento era definita come una città piena di brutti ceffi. A Rovereto ed Ala, invece, si trovavano bene».
Vizi e virtù della nobiltà dell'epoca?
«Il mio Mozart, ma anche quello vero, li mette in luce. Da una parte ci sono il piacere dell'ospitalità e la sincerità, dall'altra c'è la tendenza, ancora attuale mi pare, di chiudersi, di preferire le piccole congreghe».
Per chi non avesse voglia di leggere tutta l'intervista e si accontentasse delle ultime righe: cos'è questa opera?
«È uno spassoso racconto in prima persona che ripercorre i viaggi di Mozart in Trentino e i suoi rapporti con i trentini in giro per l'Italia e in particolare a Milano. Il tono è molto informale e lontano dalla rigidità delle consuete biografie mozartiane».