Andrea Pedrinelli
22/03/02 15:52
Parafrasando il copione si può veramente dire che
esistono ancora testi teatrali che insegnano molto di
più di tanti bei discorsi. È il caso di «Ciò che non
si può dire», sottotitolo «Il racconto del Cermìs»
scritto dal trentaduenne Pino Loperfido e messo in
scena dal Teatro Stabile di Bolzano per la regia di
Paolo Bonaldi e l'interpretazione di Andrea Castelli,
attore trentino che nel suo curriculum vanta
soprattutto esperienze di commedia. Il lavoro, già
vincitore del premio Bolzano Teatro 2001, è in scena
questi giorni a Milano, al Litta: si tratta di una
drammaturgia splendida, che alterna momenti di
quotidianità e spunti di cronaca ad uno scavo
psicologico profondo nell'animo umano, per riportare
alla luce dal punto di vista di un testimone una
tragedia purtroppo già dimenticata dall'opinione
pubblica. Il climax della piece è magistralmente
assecondato dalla regia, semplicissima però capace di
coinvolgere gli spettatori durante e al termine dello
spettacolo, e da Castelli, che sa mettere in primo
piano un uomo dilaniato nel profondo da quanto ha
visto e, cercando inutilmente di esorcizzarlo
nell'ironia finisce per rimanere sul labile confine
della follia. Lo spunto è cronaca: il 3 febbraio 1998
una cabina della funivia del Cermìs precipita nei
vuoto, i cavi tranciati di netto, causando la morte
di venti passeggeri sotto lo sguardo attonito del
manovratore dell'altra cabina, miracolosamente illeso
(il protagonista del monologo): responsabile del
disastro è un aereo militare americano decollato
dalla base di Aviano, i cui occupanti stavano
effettuando un tragico gioco con la vita volando a
quote ben più basse dei limiti di legge. Nel ricordo
del nostro protagonista le venti vittime innocenti
devono essere ricordate a qualunque prezzo (anche
dicendo ciò che non si può dire): e non trova spazio
neppure la pietà nei confronti dei colpevoli (tutti
assolti dalla giustizia americana) anzi c'è la
speranza che il rimorso li tormenti per sempre.
Questo è teatro di fortissimo impatto sociale e nel
contempo profondamente umano, un testo da portare
nelle scuole di tutto il paese, per non dimenticare.
Manca la pietà? Quando tutto è visto con gli occhi di
chi ha sentito quello schianto, anche una chiave di
lettura così terribile diventa naturale. Del resto da
quando abbiamo visto questo monologo pure noi abbiamo
nelle orecchie l'assordante silenzio della morte e
sappiamo davvero, finalmente, cosa è stato il Cermìs.
Spettacolo da non perdere.