CORRIERE DELLA SERA
La malinconia delle badanti ucraine
08/08/07 15:00
di Federica Mormando
TRENTO - Sono duemila, quasi tutte clandestine, qui a rappezzare i buchi delle cosiddette infrastrutture. Le badanti ucraine fanno parte del nostro substrato sociale, lo si sa anche se in qualche modo lo si riconosce poco: le si vive come fossero un fenomeno un po' accidentale, quasi ai lati di noi. Invece sono nelle nostre case, vicino più di noi ai nostri cari invecchiati.
Sulle badanti, e sulla nostra società di oggi, Pino Loperfido ha scritto "Badanti: istruzioni per l'uso", un monologo tenero e poetico, provocatorio e gentile, che reciterà alla sala del Romanino, al Castello del Buonconsiglio, domani alle 21, con l'accompagnamento di musiche di autori russi eseguite dai «minipolifonici». Loperfido ha preso spunto dall'ambientazione di Ori dei cavalieri delle steppe: collezioni dei musei dell'Ucraina per rendere, con questo spettacolo, un piccolo omaggio alle nostre badanti.
L'avvio è una scena quotidiana: Maruska è accanto al suo assistito, gli legge un libro di Bulgakov e intanto si preoccupa di come sta, ricorda le sue medicine e la propria terra. «La città in cui sono nata si chiama Kiev. E splendida, sai?».
Si stupisce, il vecchio, di questi racconti. In effetti, non abbiamo tempo per conoscere queste persone che abitano le nostre case spesso iiù di noi: «Noi russi, ucraii, kazaki... Tutti i popoli e le il pugno di Dio è riuscito a contenere quando ha plasmato la nostra terra. Uomini e donne come voi». Il titolo del monologo si ispira ai manuali in Internet per badanti straniere, il testo è una lunga poesia.
Spiega l'autore: «Quelli che hanno fatto il boom ora sono vecchi. Aabbiamo sempre più anziani e sempre più malattie che ci colgono prima della vecchiaia. Vecchi e malati abbandonati mentre corriamo dentro a un sistema che ci fa dimenticare gli affetti veri. Dobbiamo renderci conto che siamo di fronte a un cambiamento della struttura sociale, un substrato nuovo si è ormai creato. Solo dopo essersene rese conto, le istituzioni devono prenderne atto e sedersi a un tavolo con i rappresentanti delle badanti, per rendere più giusta la loro situazione».
Il monologo di Loperfido pare suggerire: avviciniamoci personalmente al mondo e alle store delle ucraine. Ci aiutano, eseguono un lavoro che le porta anche a partecipare, affezionarsi, soffrire di storie non loro. Un'atmosfera affettuosa renderebbe tutto più facile. E più vicino al cuore. «Le pianure ucraine... nel mio paese è tutto così... così... immenso».
TRENTO - Sono duemila, quasi tutte clandestine, qui a rappezzare i buchi delle cosiddette infrastrutture. Le badanti ucraine fanno parte del nostro substrato sociale, lo si sa anche se in qualche modo lo si riconosce poco: le si vive come fossero un fenomeno un po' accidentale, quasi ai lati di noi. Invece sono nelle nostre case, vicino più di noi ai nostri cari invecchiati.
Sulle badanti, e sulla nostra società di oggi, Pino Loperfido ha scritto "Badanti: istruzioni per l'uso", un monologo tenero e poetico, provocatorio e gentile, che reciterà alla sala del Romanino, al Castello del Buonconsiglio, domani alle 21, con l'accompagnamento di musiche di autori russi eseguite dai «minipolifonici». Loperfido ha preso spunto dall'ambientazione di Ori dei cavalieri delle steppe: collezioni dei musei dell'Ucraina per rendere, con questo spettacolo, un piccolo omaggio alle nostre badanti.
L'avvio è una scena quotidiana: Maruska è accanto al suo assistito, gli legge un libro di Bulgakov e intanto si preoccupa di come sta, ricorda le sue medicine e la propria terra. «La città in cui sono nata si chiama Kiev. E splendida, sai?».
Si stupisce, il vecchio, di questi racconti. In effetti, non abbiamo tempo per conoscere queste persone che abitano le nostre case spesso iiù di noi: «Noi russi, ucraii, kazaki... Tutti i popoli e le il pugno di Dio è riuscito a contenere quando ha plasmato la nostra terra. Uomini e donne come voi». Il titolo del monologo si ispira ai manuali in Internet per badanti straniere, il testo è una lunga poesia.
Spiega l'autore: «Quelli che hanno fatto il boom ora sono vecchi. Aabbiamo sempre più anziani e sempre più malattie che ci colgono prima della vecchiaia. Vecchi e malati abbandonati mentre corriamo dentro a un sistema che ci fa dimenticare gli affetti veri. Dobbiamo renderci conto che siamo di fronte a un cambiamento della struttura sociale, un substrato nuovo si è ormai creato. Solo dopo essersene rese conto, le istituzioni devono prenderne atto e sedersi a un tavolo con i rappresentanti delle badanti, per rendere più giusta la loro situazione».
Il monologo di Loperfido pare suggerire: avviciniamoci personalmente al mondo e alle store delle ucraine. Ci aiutano, eseguono un lavoro che le porta anche a partecipare, affezionarsi, soffrire di storie non loro. Un'atmosfera affettuosa renderebbe tutto più facile. E più vicino al cuore. «Le pianure ucraine... nel mio paese è tutto così... così... immenso».