Così Loperfido al Buonconsiglio assolve il Romanino
12/08/06 12:49 Archiviato in:TRENTINO
Brillante requisitoria-arringa dello scrittore nel "processo" teatrale al celebre pittore rinascimentale
di Sara Losa
TRENTO - Tempo ideale per rocessare il Romanino giovei sera, per il secondo appuntamento con Le Notti dei Musei: i capricci atmosferici non intimoriscono la corte riunita sotto la Loggia del Romanino al Castello del Buonconsiglio, nella notte in cui si decide della sorte dell'artista in un tribunale d'eccezione preoeduto dal giudice Pino Loperfido e imprezibsito dalla musica dei Minipolifonici di Trento. Quello battezzato al Romanino è una vera e propria arringa ideata e brillantemente interpretata dallo scrittore-poeta trentino d'adozione, che sotto la volta affrescata dall'imputato riesce non solo a comunicare la passione di un artista, ma anche a rapire la corte chiamata a giudizio con una recitazione animata e ben caratterizzata: Girolamo di Romano di Brescia, detto Romanino, è l'imputato. Si dice che il suo stile somigli a Giorgione, come al Da Vinci. Pittore scontroso e ribelle. Votato al banco degli imputati per tre celebri capi d'accusa: le disuguaglianze stilistiche, la blasfemia e la rozzezza. Colpevole o innocente? Giusto o sbagliato? L'eterno dibattito tende a smascherare l'arte e lo stile di un Romanino che sorprende, ma piace; che scandalizza, ma affascina. Le celebri imputazioni mosse contro "l'imbrattatele", prendono nuova forma fra le mani del suo interprete Loperfido, che, al pari del suo assistito, modella e dà vita a un Romanino sconosciuto, umano e reale: "dobbiamo allontanarci dall'opera per essere vicini all'artista e dialogare con lui." E la corte ha davvero l'impressione di dialogare con l'artista, mentre cerca, naso all'insù, quei tratti di umanità messi in evidenza dalla difesa-Loperfido: i quadri del Romanino, oscuri, "pieni di brutta gente", Sono opere che ritraggono "gente vera", brutta, reale, collocata in una cornice classica, là dove Diana è una levatrice, i putti sono monelli e il Romanino semplicemente uomo fra uomini. Inevitabile, dopo tali prove l'assoluzione è d'obbligo, il verdetto schiacciante: "ll Romanino è non colpevole e ideale compagno di strada per tutti noi". E ve lo immaginate il Romanino che dipinge i giorni nostri? Una donna che stira, guardando la De Filippi? E un Romanino che ritrae le nostre tragedie? Un soldato trentino in trincea, un uomo che aspetta la doccia a gas, un 11 settembre? Un paragone, quello di Loperfido, per nulla casuale: "E' incredibile quello che l'odio causa oggi, a confronto con le guerre che imperversavano ai tempi del Romanino. E mi sono domandato come l'artista avrebbe guardato questo scenario."
di Sara Losa
TRENTO - Tempo ideale per rocessare il Romanino giovei sera, per il secondo appuntamento con Le Notti dei Musei: i capricci atmosferici non intimoriscono la corte riunita sotto la Loggia del Romanino al Castello del Buonconsiglio, nella notte in cui si decide della sorte dell'artista in un tribunale d'eccezione preoeduto dal giudice Pino Loperfido e imprezibsito dalla musica dei Minipolifonici di Trento. Quello battezzato al Romanino è una vera e propria arringa ideata e brillantemente interpretata dallo scrittore-poeta trentino d'adozione, che sotto la volta affrescata dall'imputato riesce non solo a comunicare la passione di un artista, ma anche a rapire la corte chiamata a giudizio con una recitazione animata e ben caratterizzata: Girolamo di Romano di Brescia, detto Romanino, è l'imputato. Si dice che il suo stile somigli a Giorgione, come al Da Vinci. Pittore scontroso e ribelle. Votato al banco degli imputati per tre celebri capi d'accusa: le disuguaglianze stilistiche, la blasfemia e la rozzezza. Colpevole o innocente? Giusto o sbagliato? L'eterno dibattito tende a smascherare l'arte e lo stile di un Romanino che sorprende, ma piace; che scandalizza, ma affascina. Le celebri imputazioni mosse contro "l'imbrattatele", prendono nuova forma fra le mani del suo interprete Loperfido, che, al pari del suo assistito, modella e dà vita a un Romanino sconosciuto, umano e reale: "dobbiamo allontanarci dall'opera per essere vicini all'artista e dialogare con lui." E la corte ha davvero l'impressione di dialogare con l'artista, mentre cerca, naso all'insù, quei tratti di umanità messi in evidenza dalla difesa-Loperfido: i quadri del Romanino, oscuri, "pieni di brutta gente", Sono opere che ritraggono "gente vera", brutta, reale, collocata in una cornice classica, là dove Diana è una levatrice, i putti sono monelli e il Romanino semplicemente uomo fra uomini. Inevitabile, dopo tali prove l'assoluzione è d'obbligo, il verdetto schiacciante: "ll Romanino è non colpevole e ideale compagno di strada per tutti noi". E ve lo immaginate il Romanino che dipinge i giorni nostri? Una donna che stira, guardando la De Filippi? E un Romanino che ritrae le nostre tragedie? Un soldato trentino in trincea, un uomo che aspetta la doccia a gas, un 11 settembre? Un paragone, quello di Loperfido, per nulla casuale: "E' incredibile quello che l'odio causa oggi, a confronto con le guerre che imperversavano ai tempi del Romanino. E mi sono domandato come l'artista avrebbe guardato questo scenario."
Imputato Romanino, si alzi!
12/08/06 12:43 Archiviato in:l'ADIGE
Riuscitissimo "processo" con Pino Loperfido
di Katia Malatesta
TRENTO - «Tutti in piedi, entra la corte». Questa volta la Loggia del Romanino si è trasformata in aula di tribunale per gli spettatori delle Notti dei Musei al Castello del Buonconsiglio. La seconda serata dedicata al pittore bresciano ha preso la forma di un "Processo a Romanino" scritto e interpretato da Pino Loperfido, in gran forma nel vestire a turno i panni del giudice, dell'accusa e della difesa. La lettura scenica, accompagnata dalla musica dei Minipolifonici di Trento, ha giocato con i riti, le formule, le eleganze e i cavilli del procedimento giudiziario riletto nella cornice di un "dramma giocoso" eppure affilato e convincente nell'avvicinare l'arte del Romanino. Lo scrittore trentino ha colto nel segno trascinando la platea in una divertita indagine delle reazioni opposte e veementi che l'opera del pittore ha saputo suscitare, ricordando fin dall'inizio che ogni giudizio resta legato alla cultura e al punto di vista di chi lo formula; soltanto dopo aver trovato la giusta distanza - guarda guarda! - l'arte potrà portarci dove da soli non sappiamo arrivare. Loperfido ha alternato tic e inflessioni dialettali per discutere le tesi dell'accusa e della difesa su tre aspetti controversi della pittura romaniniana: le disuguaglianze stilistiche, la presunta blasfemia, la rozzezza. Il processo ha ripreso istanze e battibecchi dal celebre dibattito che si svolse quarantuno anni fa a Brescia, in occasione della prima mostra monografica sull'artista, coinvolgendo fra gli altri Renato Guttuso e Pier Paolo Pasolini; e vien spontaneo unirsi alla nostalgia di Loperfido per un tempo in cui la storia dell'arte muoveva tante e tali energie intellettuali in un discorso di cultura capace di volare oltre gli specialismi dei critici di mestiere. All'arringa del pubblico ministero Loperfido ha consegnato il canone accademico con la tradizionale denuncia della via solitaria e trasgressiva di un artista diseguale che è difficile imprigionare in un'etichetta: come affermava Pasolini, non esiste "un Romanino vero che soddisfi tutti noi". Per l'accusa un pittore siffatto non può che dirsi provinciale. Per la difesa, invece, Romanino è il pittore che non si accontenta, che insegue la realtà e non ne ha mai abbastanza. È questa la chiave che ci apre gli occhi alla religiosità anticipatrice dei suoi Cristi contadini e ai suoi "quadri oscuri, mormoranti, pieni di brutta gente". Loperfido insegue complice l'irrequietudine scontrosa, burbera e ribelle che segna un mondo poetico di mani callose e piedi piagati, di servette, gaglioffi e soldataglia ritratta senza lusinghe: del resto, "il metodo di Romanino - come ci ha dichiarato l'autore al termine dello spettacolo - è quello dello scrittore, la sua arte come la nostra affonda nell'osservazione del quotidiano". Al ritmo del contraddittorio gli occhi si alzano verso i corpi tozzi della Loggia, e quando la corte si ritira per deliberare l'assemblea popolare è già pronta ad accogliere un verdetto che sottolinea l'ansia del Romanino di includere nella sua opera quanta più realtà possibile, "anche se essa è grande e terribile" (Guttuso). In nome del popolo italiano, Loperfido ha dichiarato Romanino non colpevole, anzi ideale compagno di strada di tutti noi. E lo ha immaginato a confronto con i vizi e le tragedie del nostro tempo: se avesse potuto descrivere le nostre pacchiane abitudini, se avesse dovuto gridare le nostre tragedie -dal soldato trentino ucciso dal cecchino italiano allo schianto del World Trade Center -, Romanino ci avrebbe lasciato senza fiato. Dopo i lunghi applausi, Loperfido ha ricevuto le congratulazioni del curatore della mostra Ezio Chini; e la serata si è chiusa nelle sale della mostra, di fronte alle tele dell'imputato.
di Katia Malatesta
TRENTO - «Tutti in piedi, entra la corte». Questa volta la Loggia del Romanino si è trasformata in aula di tribunale per gli spettatori delle Notti dei Musei al Castello del Buonconsiglio. La seconda serata dedicata al pittore bresciano ha preso la forma di un "Processo a Romanino" scritto e interpretato da Pino Loperfido, in gran forma nel vestire a turno i panni del giudice, dell'accusa e della difesa. La lettura scenica, accompagnata dalla musica dei Minipolifonici di Trento, ha giocato con i riti, le formule, le eleganze e i cavilli del procedimento giudiziario riletto nella cornice di un "dramma giocoso" eppure affilato e convincente nell'avvicinare l'arte del Romanino. Lo scrittore trentino ha colto nel segno trascinando la platea in una divertita indagine delle reazioni opposte e veementi che l'opera del pittore ha saputo suscitare, ricordando fin dall'inizio che ogni giudizio resta legato alla cultura e al punto di vista di chi lo formula; soltanto dopo aver trovato la giusta distanza - guarda guarda! - l'arte potrà portarci dove da soli non sappiamo arrivare. Loperfido ha alternato tic e inflessioni dialettali per discutere le tesi dell'accusa e della difesa su tre aspetti controversi della pittura romaniniana: le disuguaglianze stilistiche, la presunta blasfemia, la rozzezza. Il processo ha ripreso istanze e battibecchi dal celebre dibattito che si svolse quarantuno anni fa a Brescia, in occasione della prima mostra monografica sull'artista, coinvolgendo fra gli altri Renato Guttuso e Pier Paolo Pasolini; e vien spontaneo unirsi alla nostalgia di Loperfido per un tempo in cui la storia dell'arte muoveva tante e tali energie intellettuali in un discorso di cultura capace di volare oltre gli specialismi dei critici di mestiere. All'arringa del pubblico ministero Loperfido ha consegnato il canone accademico con la tradizionale denuncia della via solitaria e trasgressiva di un artista diseguale che è difficile imprigionare in un'etichetta: come affermava Pasolini, non esiste "un Romanino vero che soddisfi tutti noi". Per l'accusa un pittore siffatto non può che dirsi provinciale. Per la difesa, invece, Romanino è il pittore che non si accontenta, che insegue la realtà e non ne ha mai abbastanza. È questa la chiave che ci apre gli occhi alla religiosità anticipatrice dei suoi Cristi contadini e ai suoi "quadri oscuri, mormoranti, pieni di brutta gente". Loperfido insegue complice l'irrequietudine scontrosa, burbera e ribelle che segna un mondo poetico di mani callose e piedi piagati, di servette, gaglioffi e soldataglia ritratta senza lusinghe: del resto, "il metodo di Romanino - come ci ha dichiarato l'autore al termine dello spettacolo - è quello dello scrittore, la sua arte come la nostra affonda nell'osservazione del quotidiano". Al ritmo del contraddittorio gli occhi si alzano verso i corpi tozzi della Loggia, e quando la corte si ritira per deliberare l'assemblea popolare è già pronta ad accogliere un verdetto che sottolinea l'ansia del Romanino di includere nella sua opera quanta più realtà possibile, "anche se essa è grande e terribile" (Guttuso). In nome del popolo italiano, Loperfido ha dichiarato Romanino non colpevole, anzi ideale compagno di strada di tutti noi. E lo ha immaginato a confronto con i vizi e le tragedie del nostro tempo: se avesse potuto descrivere le nostre pacchiane abitudini, se avesse dovuto gridare le nostre tragedie -dal soldato trentino ucciso dal cecchino italiano allo schianto del World Trade Center -, Romanino ci avrebbe lasciato senza fiato. Dopo i lunghi applausi, Loperfido ha ricevuto le congratulazioni del curatore della mostra Ezio Chini; e la serata si è chiusa nelle sale della mostra, di fronte alle tele dell'imputato.
Guttuso e Pasolini: scontro su Romanino
09/08/06 12:50 Archiviato in:TRENTINO
Pino Loperfido mette in scena accusa e difesa del controverso artista in mostra
di Sandra Mattei
Per il secondo appuntamento con le Notti dei Musei dedicate al Romanino al Buonconsiglio. Lo scrittore Pino Loperfido sottoporrà il pittore a processo. Lo spettacolo scritto e interpretato da Loperfido s'intitola infatti "Processo a Romanino" e si terrà domani, sotto la Loggia omonima, alle ore 21. Un testo, quello dello scrittore e collaboratore del Trentino, che s'ispira alle riflessioni e alle critiche che hanno manifestato in passato intellettuali e storici dell'arte sul pittore a cui è dedicata la mostra aperta fino al 29 ottobre. E che personaggi: hanno scritto di Romanino Pasolini, Testori, Guttuso e Berenson. Qualche esempio. Scriveva Pasolini: «Egli è più moderno di quello che la società e la cultura italiana dei suo tempo gli consentire:: di essere ed egli sfugge a questa stretta culturale storica di maniera alle volte scomposta, anche questa prefiguratrice di tipi pittorici e di convenzioni di strutture pittoriche future». E Testori rincarava: «E barbaro (..) Romanino dimostra d'esserlo, mano mano che la sua carriera cresce e matura; fino a porsi come il solo vero grande sdegnoso e sdegnato barbaro dell'intero Cinquecento italiano». E, ancora, Guttuso: «Romanino ci serva, ci inviti a guardare la realtà e ad avere il coraggio di andarci dentro, anche se essa è grande e terribile». Ma non tutti hanno riservato elogiai pittore bresciano nato nel 1485 e morto nel 1560. Ed il "Processo a Ronianino" scritto da Loperfido riprnde queste posizioni contrapposte, immaginando che il pittore subisca un processo con tre capi d'accusa. Sono: le disuguaglianze stilistiche, la blasfemia e la rozzezza. Spiega Loperfido: «Ho immaginato il processo, leggendo gli atti dei convegno che si tenne in occasione della prima e ultima grande mostra a Brescia, nel settembre del 1965, al quale parteciparono Ernesto Balducci, Renato Guttuso. Gian Alberto Dell'Acqua, Pier Paolo Pasolini, Guido Piovene e Franco Russoli. Nel convegno emergono pareri discordanti sul Romanino tra gli specialisti dell'arte e gli intellettuali. Ho immaginato così che le accuse riguardino in particolare tre aspetti: la disuguaglianza stilistica perché il pittore non ha un tratto sempre riconoscibile, la rozzezza, perché è stato accusato di non aver cura, di dipingere di getto a scapito della precisione e infine, la blasfemia. poiché la suo pittura va contro i canoni rinascimentali di perfezione, soprattutto nei soggetti sacri, in cui irrompono elementi reali». A questo proposito, aggiunge Loperfido. sono illuminanti mani e piedi. sE' un motivo ricorrente. Madonne e Gesù Cristo sono sempre circondati da elementi ispirati alla realtà, e le mani e i piedi sono tozzi, di gente che lavora. Sono elementi che hanno fatto parlare di anticipatore della Controriforma, ma che all'epoca avevano suscita anche scandalo». Il testo che andrà in scena domani è costruito a più voci: si apre con la lettura dell'accusa, poi si alternano gli avvocati ed infine sì sarà la sentenza che, annuncia Loperfido, riserverà una sorpresa sorprendente. Che però rimarrà una sorpresa, svelata solo per gli spettatori presenti allo spettacolo di domain. Commenta Loperfido: «Romanino è senz'altro un artista interessante, perché sembra quasi viva fuori dal suo tempo, anticipi l'irrequietezza della Controriforma, qualcuno parla addirittura di espressionismo. E' un minore, ma con delle caratteristiche che lo rendono unico». La serata sarà accompagnata dalla musica dei Minipolifonici. Ricordiamo che i posti a sedere sono un centinaio, per cui si consiglia di ritirare i coupon gratuiti alla biglietteria del Castello, in distribuzione oggi e domani pomeriggio, dalle 15 alle 17. Ogni persona ne può ritirare al massimo due.
di Sandra Mattei
Per il secondo appuntamento con le Notti dei Musei dedicate al Romanino al Buonconsiglio. Lo scrittore Pino Loperfido sottoporrà il pittore a processo. Lo spettacolo scritto e interpretato da Loperfido s'intitola infatti "Processo a Romanino" e si terrà domani, sotto la Loggia omonima, alle ore 21. Un testo, quello dello scrittore e collaboratore del Trentino, che s'ispira alle riflessioni e alle critiche che hanno manifestato in passato intellettuali e storici dell'arte sul pittore a cui è dedicata la mostra aperta fino al 29 ottobre. E che personaggi: hanno scritto di Romanino Pasolini, Testori, Guttuso e Berenson. Qualche esempio. Scriveva Pasolini: «Egli è più moderno di quello che la società e la cultura italiana dei suo tempo gli consentire:: di essere ed egli sfugge a questa stretta culturale storica di maniera alle volte scomposta, anche questa prefiguratrice di tipi pittorici e di convenzioni di strutture pittoriche future». E Testori rincarava: «E barbaro (..) Romanino dimostra d'esserlo, mano mano che la sua carriera cresce e matura; fino a porsi come il solo vero grande sdegnoso e sdegnato barbaro dell'intero Cinquecento italiano». E, ancora, Guttuso: «Romanino ci serva, ci inviti a guardare la realtà e ad avere il coraggio di andarci dentro, anche se essa è grande e terribile». Ma non tutti hanno riservato elogiai pittore bresciano nato nel 1485 e morto nel 1560. Ed il "Processo a Ronianino" scritto da Loperfido riprnde queste posizioni contrapposte, immaginando che il pittore subisca un processo con tre capi d'accusa. Sono: le disuguaglianze stilistiche, la blasfemia e la rozzezza. Spiega Loperfido: «Ho immaginato il processo, leggendo gli atti dei convegno che si tenne in occasione della prima e ultima grande mostra a Brescia, nel settembre del 1965, al quale parteciparono Ernesto Balducci, Renato Guttuso. Gian Alberto Dell'Acqua, Pier Paolo Pasolini, Guido Piovene e Franco Russoli. Nel convegno emergono pareri discordanti sul Romanino tra gli specialisti dell'arte e gli intellettuali. Ho immaginato così che le accuse riguardino in particolare tre aspetti: la disuguaglianza stilistica perché il pittore non ha un tratto sempre riconoscibile, la rozzezza, perché è stato accusato di non aver cura, di dipingere di getto a scapito della precisione e infine, la blasfemia. poiché la suo pittura va contro i canoni rinascimentali di perfezione, soprattutto nei soggetti sacri, in cui irrompono elementi reali». A questo proposito, aggiunge Loperfido. sono illuminanti mani e piedi. sE' un motivo ricorrente. Madonne e Gesù Cristo sono sempre circondati da elementi ispirati alla realtà, e le mani e i piedi sono tozzi, di gente che lavora. Sono elementi che hanno fatto parlare di anticipatore della Controriforma, ma che all'epoca avevano suscita anche scandalo». Il testo che andrà in scena domani è costruito a più voci: si apre con la lettura dell'accusa, poi si alternano gli avvocati ed infine sì sarà la sentenza che, annuncia Loperfido, riserverà una sorpresa sorprendente. Che però rimarrà una sorpresa, svelata solo per gli spettatori presenti allo spettacolo di domain. Commenta Loperfido: «Romanino è senz'altro un artista interessante, perché sembra quasi viva fuori dal suo tempo, anticipi l'irrequietezza della Controriforma, qualcuno parla addirittura di espressionismo. E' un minore, ma con delle caratteristiche che lo rendono unico». La serata sarà accompagnata dalla musica dei Minipolifonici. Ricordiamo che i posti a sedere sono un centinaio, per cui si consiglia di ritirare i coupon gratuiti alla biglietteria del Castello, in distribuzione oggi e domani pomeriggio, dalle 15 alle 17. Ogni persona ne può ritirare al massimo due.