Pino Loperfido

Praecipue memoria gaudere

Dedicato a Fellini e Rota



di Claudio Libera

TRENTO. Grande conclusione per "I concerti della domenica", 24' stagione dedicata a Giuseppe Mazzeo, alla sala della Filarmonica. Lo spettacolo è stato suggestivo, in una sala gremita che si prepara già alla edizione del quarto di secolo. "Viva Rota... Viva Fellini. Dieci storie davanti ad un mare in burrasca", il titolo della performance che Pino Loperfido ha scritto unendo musica, film e letteratura, per un Fellini che racconta, un Rota che annota ed un Mastroianni che insegue gonne.
Un'opera tutta trentina, con Pino Loperfido nato a Milano ma da Trento adottato, che ha narrato ciò che Riccardo Gadotti, attore che nulla ha concesso all'istrionismo, ha recitato come antefatto e come trait d'union tra un brano e l'altro di 10 film musicati per l'immaginifico Fellini dal riflessivo, audace Nino Rota.
Sul palcoscenico gli interpreti, da Patrick Trentini, cui si devono gli arrangiamenti di questa esibizione, pianista di confine ed ecletticamente borderline; Giuliana Beberi, saxofonista, pluripremiata e docente al Vivaldi di Bolzano; Luca Merlini voce e percussioni, anche lui docente di canto moderno e jazz e Lorenzo Corbolini al violoncello, un Charles Brugère parigino del 1900.
Un atto unico, una lunga sequenza di emozioni, introdotta dall'assessore Lucia Maestri che ha plaudito "allo spettacolo fatto in casa da grande gente di casa nostra" ed alla riscoperta della capacità di Trento di stare assieme, anche in una domenica di sole, per ascoltare arte vera, per il piacere di condividere emozioni, di rivivere attraverso le parole di Loperfido e la narrazione di Riccardo Gadotti, quegli anni in cui l'Italia del boom si stava risvegliando, le auto iniziavano a girare più spesso e Fellini, con Rota, si ritrovava dinanzi al mare in burrasca, ad un bicchiere di Fernet, vicino alla macchina del caffè per riscaldarsi e "vedeva" già i suoi film proiettati sul grande schermo. Immaginando Hollywood di cui conosceva a memoria i protagonisti, dal Grant al Bogart, da Gregory Peck a tanti altri. Con Marcello Mastroianni che, pur avendo la mente al femminile occupata, assorbiva tutto il suo narrare.
E quando il maestro si alzò stringendo al collo l'inseparabile sciarpa, arrotolando un cartone a mo' di megafono, declamò la scena di quello che sarebbe stato lo "Sceicco Bianco", il bar del lungomare di Rimini divenne caldo deserto ed i marosi che richiamavano la neve, dune di sabbia a perdita d'occhio.